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venerdì 24 aprile 2020

SEGNALAZIONE-DAMMI TUTTO IL TUO AMORE DI ALESSIA IORIO

DISPONIBILE IN PREORDINE SU AMAZON.IT
IN VENDITA DAL 23 MARZO 2020
ebook €2,99 pp. 416
cartaceo €13,99 pp. 416
DISPONIBILE SU KINDLE UNLIMITED



Lucas Donovan è uno dei chirurghi più affermati di Seattle.
Ha sempre ottenuto tutto nella vita, tranne l’unica cosa che sfugge al suo controllo, l’amore.
Infatti Megan, la fisioterapista per la quale ha perso la testa, non sembra ricambiare i suoi sentimenti.
Per questo, quando lei esce dalla sua vita senza guardarsi indietro, Lucas decide di dedicarsi solo al lavoro e a relazioni prive di importanza, come quella con Jessica.
Nonostante il tempo però, Lucas non riesce a smettere di pensare a Megan e di cercarla e quando dopo un anno la trova, l’impulsività lo porta a compiere follie pur di riaverla nella sua vita.
Dapprima sulla difensiva, Megan inizia a lasciarsi andare e a fidarsi di nuovo di lui, ma c’è qualcosa che le impedisce di essere la ragazza che è stata in passato.
Nasconde un segreto che non sa come confessare e che teme possa far fuggire Lucas lontano da lei per sempre.

Il primo capitolo della trilogia Noi due vi terrà con il fiato sospeso.


Alessia Iorio nasce a Verbania, sul Lago Maggiore, nel 1994. Studentessa in lingue e innamorata delle parole da sempre, inizia a scrivere da ragazzina nei ritagli di tempo tra una lezione e l’altra, fino a non riuscire a fare a meno della scrittura. Appassionata di storie d’amore e poesia, non rinuncia mai alla lettura.
Pubblica su Wattpad la storia di Lucas e Megan, appassionando due milioni di lettori e trasformando un’idea in una trilogia.
Dammi tutto il tuo amore è il primo volume della serie Noi due e il suo romanzo d’esordio.
























Ps: Ci tengo a scusarmi con l'autrice per l'enorme ritardo nel pubblicare la segnalazione del suo libro.


Link d'acquisto:

https://www.morestories.it/titoli









SEGNALAZIONE-IO SONO OLIVER DI ROBERTO DELBIANCO 




Titolo: Io sono Oliver
Autore: Roberto Delbianco
Formato: Rilegato
Genere: Libri per bambini
Collana: Pikkoli
Anno: 22 febbraio 2020
Pagine 114
Disponibile anche in formato e-book



Sintesi

Si può dire sia davvero speciale, Oliver. Come succede per tanti bambini, a volte in modo del tutto inaspettato scopriamo in loro doni speciali. Vengono chiamati "bambini orchidea", un appellativo che richiama una spiccata fragilità, ma soprattutto sensibilità, che lo porta a voler aiutare chiunque si trova in difficoltà. Con coraggio e bontà d'animo innati, Oliver si ritroverà catapultato quasi senza volerlo in un'emozionante avventura, partita offrendo aiuto a un'anziana signora che aveva perso Fifi, la sua amata cagnolina. Io sono Oliver racconta di sentimenti autentici e puri, vissuti e custoditi nel cuore e nell'animo di un bambino speciale. Una storia che racchiude in sé un messaggio profondo: con la loro sensibilità, i bambini sanno esprimere senza fatica amore incondizionato, senza riserve, per ciò che li circonda, ricordando sottilmente a noi adulti quanto sia importante e bella l'essenzialità delle cose.


Ps: Ci tengo a scusarmi con l'autore per l'enorme ritardo nel pubblicare la segnalazione del suo libro.

Link d'acquisto:

https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3725

giovedì 23 aprile 2020

SEGANALAZIONE-IL RIFUGIO - UN'AMORE SENZA TEMPO DI LINDA BERTASI



DISPONIBILE IN PREORDINE
IN VENDITA DAL 20 MARZO 2020
ebook €2,99 pp. 356
cartaceo €12,99 pp. 356





Anna ha diciassette anni e si sta recando a trovare il padre nella sua meravigliosa villa settecentesca per trascorrervi le vacanze estive. L’idea di trovarsi nella fredda Inghilterra, sola e senza amici, la intristisce, ma il giorno del suo compleanno scoprirà un vecchio diario, chiuso in soffitta. Appartiene a Marianne Beaufort, la contessa che visse in quella stessa tenuta più di duecento anni prima. Sempre più avvinta dalle parole del passato, Anna si ritroverà protagonista di un viaggio che corre sul filo del paranormale, dominato dai viaggi temporali. Ma non sarà sola in questa avventura: Rob, un misterioso vicino, sembra credere alla sua storia pazzesca e volerla aiutare.
Cos’è accaduto realmente a Marianne Beaufort? Perché Anna fa continui viaggi nel tempo? Cosa si nasconde in quella villa dominata da sussurri, rumori e strane presenze? Un mondo nuovo sta per esserle svelato, destinato a infrangere ogni sua credenza. Il passato può essere riscritto? E l’amore può valicare le porte del tempo?



Linda Bertasi nasce nel 1978. Blogger, editor e autrice di romanzi che vanno dal contemporaneo allo storico, all’erotico e al paranormal.
Appassionata di Storia e Letteratura russa e inglese, scrive dal 2010, ha vinto alcuni premi ed è stata Penna d’Oro del Lions Club. Vive in provincia di Ferrara, dove gestisce una piccola realtà commerciale.






























Ps: Ci tengo a scusarmi con l'autrice per l'enorme ritardo nel pubblicare la segnalazione del suo libro.


Link d'acquisto:

https://us20.campaign-archive.com/?u=043ed246984ac24bcc7f0282e&id=933cd0a47a







giovedì 19 marzo 2020

SEGNALAZIONE-THE CUR(S)E DI F.N. FIORESCATO





TITOLO: The Cur(s)e
AUTRICI: F.N. Fiorescato
AMBIENTAZIONE: Fantasy
COVER ARTIST: PF Graphic Design
SERIE: Sensory Game #1.7
GENERE: Fantasy
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf)
PREZZO: Gratis – disponibile solo sul sito della Casa Editrice
DATA DI USCITA: 21 marzo 2020

                   La primavera è il risveglio dei sensi; ma ciò vale anche per un angelo caduto?

F.N. Fiorescato è la fusione di due pseudo scrittrici: Fiorillo Francesca e Noela Todescato. All'interno delle loro menti abitano vocine insistenti che pretendono di guadagnarsi il podio della loro attenzione. Sette anni fa si sono incontrate quasi per caso e da allora non hanno fatto altro che dar vita e sofferenze a milioni di personaggi, fino a quando non hanno pensato di “buttarsi” in questa esperienza del tutto nuova. Francesca abita nella città eterna, ma sogna i ghiacci del Polo; ama i manga giapponesi (soprattutto yaoi), gli unicorni, la red velvet e ha una relazione stabile con il suo amato letto che le permette di rilassarsi e partorire le idee migliori per far soffrire i suoi personaggi. Noela vive sulle montagne innevate della Valle d'Aosta, canta sempre (tipo juke box vivente), ama il caldo, ha una seria dipendenza dai dolci, due figli che la fanno impazzire e un amore smodato per il suo divano. Il sadismo verso i personaggi che partorisce dipende strettamente dal masochismo che alberga nel corpo della sua socia. Continuano a pensare di scappare in un posto che metta d'accordo entrambe e hanno votato per Tenerife, ma per il momento si accontentano di poter passare più tempo possibile insieme, azzerando i 732 km che le dividono durante le vacanze o gonfiando le tasche delle compagnie telefoniche.


P.S: Ringrazio la Quixote Edizioni e le autrici per questa meravigliosa opportunità è stato un onore per me :)


SEGNALAZIONE-PATISSERIE FRANCAISE.MACARONS IN CERCA D'AMORE DI MARGHERITA FRAY




Titolo: Pâtisserie Française. Macarons in cerca d’amore.
Autrice: Margherita Fray
Cover: Catnip Design
Genere: Chick lit
Data di uscita: 21 aprile 2020 su tutti gli store principali
Preorder: 17 aprile 2020
Formato: solo ebook (per il momento)
Prezzo: 2,99 euro
Finale: Autoconclusivo
Trama: Veronica, una venticinquenne romana, si presenta a un colloquio alla Pâtisserie Française. Ed è proprio lì che si imbatte in Pierre Mureau, l’affascinante quanto arrogante, capo pasticcere della pasticceria. Molto francese, molto bello, perfezionista fino alla psicosi. Trova offensivo e riprovevole circa il 90% di quello che fa Veronica. Il suo primo incontro con Pierre non è dei più allegri. Dire che lui la consideri una buona a nulla è riduttivo. Di tutt’altro avviso è Eleonora, la proprietaria della pasticceria, che al contrario del capo pasticcere, è propensa a darle un’opportunità. Quello che all’inizio sembrerà il giusto mix per un disastro, riesce lentamente a diventare altro: Veronica conoscerà lati piacevoli di Pierre che non avrebbe mai immaginato... finché non scoprirà che anche l’irreprensibile Mureau ha dei segreti piuttosto ingombranti.
Sullo sfondo di una Roma torrida e asfissiante, Veronica conosce una versione più matura e adulta di sé, e impara cosa sono l'amicizia e l’amore.

Pâtisserie Française: macarons in cerca d’amore.
“Oui, ma non chiamateli pas amaretti”


Raccogliete i capelli in una coda, indossate il grembiule e lasciate che il nuovo romanzo di Margherita Fray – in uscita il 21 aprile su tutti gli store digitali – vi trascini nel laboratorio della famosa Pâtisserie Française di Roma. Al di qua della porta a ventola la temperatura è alle stelle, avrete l’impressione che vi manchi quasi l’aria. Ma sappiate che il calore dei forni e l’afa di luglio c’entrano poco. A scaldare l’atmosfera sono i continui battibecchi tra Pierre e Veronica, che non ne vogliono sapere di lasciare all’altro l’ultima parola.

Secondo la ricetta più in voga alla Pâtisserie Française, c’è un ingrediente che non può mai mancare tra un guscio di “oui” e uno di “pas”: uno strato di altezzosità q.b. a provocare l’ultima assunta Veronica Neri. È una ganache che va lavorata con maestria e non esce dal beccuccio di una sac à poche, ma dalla bocca del pasticcere Pierre Mureau, che dal giorno del colloquio proprio non riesce a trattenersi dal rifilare alla sua nuova assistente dei friabili macarons ripieni di sarcasmo.
Il pasticcere fatica a comprendere “parce que” Eleonora, il suo capo, abbia scelto di affiancargli una ragazza che ha una laurea in biologia e nessuna competenza in materia di dolci. Veronica, invece, non sopporta l’intransigenza di Pierre. Le sembra di assistere a una sorta di déjà vu: l’atteggiamento del ragazzo le ricorda quello di sua madre, che in venticinque anni di vita non gliene ha fatta mai passare una. Ecco perché sa come fare a tenere testa al francese.
«Oui, a noi le pasticcere non piacciono pas preparate, ci piacciono ribelli», avrebbe da ridire lui.
Ma, in ogni caso, capirete presto che a Pierre Veronica piace e viceversa. Perché prima che sui gusci dei macarons, gli occhi del pasticcere si posano sulla ragazza che li assembla. Mentre lei, da parte sua, non riesce a distogliere lo sguardo dalle braccia che mescolano la farcitura. La ganache assorbe la libidine che c’è nell’aria e il sarcasmo assume il sapore del corteggiamento. Macaron dopo macaron.  Biscotto dopo biscotto.
Pierre e Veronica si tollerano a malapena e sono attratti l’uno dall’altra: non fanno che contraddirsi. Ma avete presente la traduzione italiana di “macaron”? Sta per “amaretto” e anche questo è un controsenso per un dolcetto zuccheroso. Se ci pensate bene, sono le contraddizioni stesse a essere piuttosto melliflue. Altrimenti non si spiegherebbe il livello di confusione che sono capaci di causare: degno, per l’appunto, di un picco glicemico. E tra i due è Veronica, malcapitata nel ruolo di narratrice, a faticare per conservare un granello di lucidità. Per sua sfortuna, Pierre Mureau non è l’unica persona incoerente della sua vita. C’è anche Serena, che sarebbe la sua migliore amica ma si comporta da arpia. Per non parlare di suo fratello, che nel momento del bisogno la spinge via. E poi sua madre, che ostenta forza anche quando la paura la tormenta.
Veronica, allora, agisce come una vera apprendista pasticcera e passa al setaccio tutti i controsensi che le complicano la vita. Le sue intenzioni sono inequivocabili: vuole eliminare ogni grumo e ottenere l’impasto perfetto per dei macarons a basso contenuto di zuccheri.
Sarebbe una ricetta facile da eseguire, se non fosse per la voce che continua a risuonarle nella testa:
«Oui, ma non lo pensi pas».

                                                       #piùpaspertutti

Estratto di
“Patisserie FranÇaise”

«Quanti macarons hai fatto nella tua vita?» domanda, osservandomi mentre sollevo una metà di biscotto e la studio: sono davvero molto belli, lucidissimi, regolari e con il bordino intorno.
Non ne ho fatti molti. Ovviamente ci ho provato e ammetto che erano venuti piuttosto carini e buoni per essere la prima volta, però sicuramente non erano come questi.
La risposta sarebbe “Non abbastanza”, ma mi mantengo vaga con un: «Non li ho contati…» Deglutisco e gli lancio un’occhiata inquieta: Mureau mi sta fissando in attesa che sia più sincera.
«Alcuni» butto lì con nonchalance.
Lui mi osserva ancora, mi soppesa, per alcuni secondi gli unici rumori del laboratorio sono il ticchettio del timer-gallina e il raschiare della sua frusta sul fondo della pentola. Alla fine sospira, più arreso che arrabbiato. «Non so pas perché ti chiedo le cose» spiega.
Continua a mescolare e fissarmi, e io mi sento una ragazzina in attesa della punizione dopo una marachella. La situazione rischia di diventare decisamente più “Cinquanta sfumature di grigio” del voluto.
Sollevo un indice e senza aspettare il suo permesso dico: «Quello di Eleonora è l’unico contratto che firmerò.»
«Eh?» ribatte con una smorfia.
Scuoto la testa invitandolo a lasciar correre e continuare.
«Bien, dicevo. Non mi fido pas a lasciarti la mia crema» spiega tornando al fulcro della situazione. «Quindi prendine uno e fammi vedere.»
Sbuffo, ma faccio come dice: prendo metà macaron giallo, poi osservo tre sac à poche già riempite di creme. Ho paura di prendere la crema alla vaniglia invece di quella al limone: ne farebbe un caso di stato.
Mureau continua a fissarmi.
«Potresti aiutarmi» gli faccio notare senza guardarlo.
«Quella alla tua sinistra» si arrende a spiegarmi, mentre alza gli occhi al cielo esasperato. «Bastava che le annusassi. Una bambina di sette anni sarebbe più sveglia di te.»
«Un giorno saremo amici. Quel giorno mi spiegherai il perché di tutta quest’aggressività» prevedo poi recupero la sac à poche che mi ha indicato e faccio per spremere.
«Pensi di riuscire a mettere lo stesso quantitativo di crema in ognuno» mi interrompe proprio quando sono pronta. Non è una domanda, né un’affermazione. Nel dubbio annuisco.
«Non ci credo pas.»
«Conto» cerco di tranquillizzarlo.
«Conti?»
«Sì, conto» gli lancio un’occhiata. «Uno, due, stop.»
«Non far durare troppo l’uno» mi avverte.
Lo fisso immobile, ancora con lo stesso, disperato quanto me, mezzo macaron in una mano e la sac à poche nell’altra. «Come fa a durare troppo “uno”? È uno.»
«Prova a fare un, due.»
Il mio inconscio osserva il livello di frustrazione salire su, e ancora più su, fino a toccare le stelle. È quasi poetico.
Mi volto per dargli le spalle e mettere fine a quest’insostenibile conversazione. Lo sento borbottare quella che ha tutta l’aria di essere un’imprecazione in francese.
Provo la sac à poche sul dorso della mano, giusto per rendermi conto di quanto sia fluida la crema e quanta ne esca, prima di avvicinare il beccuccio al biscotto. Farcisco come ritengo opportuno, infischiandomene di quello che ne pensa Mureau, poi recupero l’altra metà e compongo questo povero macaron, rimasto solo troppo a lungo.
Mi volto e gli sbatto contro, sorprendendolo praticamente addosso a me, in punta di piedi, nell’evidente tentativo di sbirciare quello che stavo e sto ancora facendo. Lo spingo via arrossendo.
«Sei infantile, Mureau» lo rimprovero.
«Come ti pare. Fa vedere.»
Glielo mostro.
Si china e lo osserva come se potesse dedurne la composizione molecolare da uno sguardo. «Mh» dice infine.
Io sorrido furba: è il “mh” numero uno, quello che significa può andare.
«Quanto hai contato?» mi chiede sollevando lo sguardo su di me.
Assottiglio lo sguardo. «Non te lo dico.»
Sbuffa.
Circa un’ora dopo tutti gli ottanta macarons hanno trovato la loro anima gemella e se ne stanno tranquilli a godersi la vita coniugale in una scatola verde, immersi nella carta velina rosa. Una confezione molto di classe.
Mi fermo a studiarli prima di mettere il coperchio e Mureau mi si affianca per fare lo stesso: siamo gomito a gomito, in contemplazione dei macarons.
«Molto meglio di quanto temessi» osserva.
Gli lancio un’occhiata divertita. «Puoi anche dirlo, che sono stata brava.»
Ride e ricambia il mio sguardo. «Vuoi davvero che li giudichi?» domanda a voce bassa.
Lo trovo imprevedibilmente intimo, soli a parlottare vicini, mentre intorno a noi ci sono dieci milioni di gradi. Forse è per questo che sento tanto caldo.
«Sarai spietato?» domando mimando timore. I miei dolcetti sono piccoli e sensibili, potrebbero non sopportare un giudizio troppo amaro.
Si sbilancia verso di me spingendomi delicatamente. «Proverò a non esserlo troppo» promette.
Mi mordicchio le labbra da un lato, mentre annuisco incerta.
Lui si china sul cofanetto con attenzione e li fissa uno per uno, mentre continua a battersi delicatamente la punta del naso con l’indice. Lo ammetto, è un tic da concentrazione adorabile.
«Questo» inizia indicandone uno. «Questo e questo sono più pieni degli altri.»
Ha appena detto che sono grassi?
«Anche questo e questo. Qui – prosegue indicandone tre vicini – hai spinto troppo quando li hai accoppiati e si sono rovinati...» Si sofferma su uno e lo giudica colpevole. «Questo è storto.»
Lo fisso serissima. «Lo hai fatto piangere» dichiaro.
«Una prova discreta» conclude con un sorriso.
«Nove su ottanta non puoi definirla solo discreta» mi lamento.
Si stringe nelle spalle. «L’ho appena fatto» dice tornando a guarnire crostatine.
Gli faccio la linguaccia quando non guarda.
«Ti ho vista» mi avverte. «Va’ a chiamare Eleonora e dille che è tutto pronto.»


Ps: Ci tengo a scusarmi con l'autrice per l'enorme ritardo nel pubblicare la segnalazione del suo libro.






martedì 17 marzo 2020

COVER REVEAL-"PATISSERIE FRANCAISE.MACARONS IN CERCA D'AMORE" DI MARGHERITA FRAY



Titolo: Pâtisserie Française. Macarons in cerca d’amore.
Autrice: Margherita Fray
Cover: Catnip Design
Genere: Chick lit
Data di uscita: 21 aprile 2020 su tutti gli store principali
Preorder: 17 aprile 2020
Formato: solo ebook (per il momento)
Prezzo: 2,99 euro
Finale: Autoconclusivo
Trama: Veronica, una venticinquenne romana, si presenta a un colloquio alla Pâtisserie Française. Ed è proprio lì che si imbatte in Pierre Mureau, l’affascinante quanto arrogante, capo pasticcere della pasticceria. Molto francese, molto bello, perfezionista fino alla psicosi. Trova offensivo e riprovevole circa il 90% di quello che fa Veronica. Il suo primo incontro con Pierre non è dei più allegri. Dire che lui la consideri una buona a nulla è riduttivo. Di tutt’altro avviso è Eleonora, la proprietaria della pasticceria, che al contrario del capo pasticcere, è propensa a darle un’opportunità. Quello che all’inizio sembrerà il giusto mix per un disastro, riesce lentamente a diventare altro: Veronica conoscerà lati piacevoli di Pierre che non avrebbe mai immaginato... finché non scoprirà che anche l’irreprensibile Mureau ha dei segreti piuttosto ingombranti.
Sullo sfondo di una Roma torrida e asfissiante, Veronica conosce una versione più matura e adulta di sé, e impara cosa sono l'amicizia e l’amore.



Pâtisserie Française: macarons in cerca d’amore.
“Oui, ma non chiamateli pas amaretti”

Raccogliete i capelli in una coda, indossate il grembiule e lasciate che il nuovo romanzo di Margherita Fray – in uscita il 21 aprile su tutti gli store digitali – vi trascini nel laboratorio della famosa Pâtisserie Française di Roma. Al di qua della porta a ventola la temperatura è alle stelle, avrete l’impressione che vi manchi quasi l’aria. Ma sappiate che il calore dei forni e l’afa di luglio c’entrano poco. A scaldare l’atmosfera sono i continui battibecchi tra Pierre e Veronica, che non ne vogliono sapere di lasciare all’altro l’ultima parola.

Secondo la ricetta più in voga alla Pâtisserie Française, c’è un ingrediente che non può mai mancare tra un guscio di “oui” e uno di “pas”: uno strato di altezzosità q.b. a provocare l’ultima assunta Veronica Neri. È una ganache che va lavorata con maestria e non esce dal beccuccio di una sac à poche, ma dalla bocca del pasticcere Pierre Mureau, che dal giorno del colloquio proprio non riesce a trattenersi dal rifilare alla sua nuova assistente dei friabili macarons ripieni di sarcasmo.
Il pasticcere fatica a comprendere “parce que” Eleonora, il suo capo, abbia scelto di affiancargli una ragazza che ha una laurea in biologia e nessuna competenza in materia di dolci. Veronica, invece, non sopporta l’intransigenza di Pierre. Le sembra di assistere a una sorta di déjà vu: l’atteggiamento del ragazzo le ricorda quello di sua madre, che in venticinque anni di vita non gliene ha fatta mai passare una. Ecco perché sa come fare a tenere testa al francese.
«Oui, a noi le pasticcere non piacciono pas preparate, ci piacciono ribelli», avrebbe da ridire lui.
Ma, in ogni caso, capirete presto che a Pierre Veronica piace e viceversa. Perché prima che sui gusci dei macarons, gli occhi del pasticcere si posano sulla ragazza che li assembla. Mentre lei, da parte sua, non riesce a distogliere lo sguardo dalle braccia che mescolano la farcitura. La ganache assorbe la libidine che c’è nell’aria e il sarcasmo assume il sapore del corteggiamento. Macaron dopo macaron.  Biscotto dopo biscotto.
Pierre e Veronica si tollerano a malapena e sono attratti l’uno dall’altra: non fanno che contraddirsi. Ma avete presente la traduzione italiana di “macaron”? Sta per “amaretto” e anche questo è un controsenso per un dolcetto zuccheroso. Se ci pensate bene, sono le contraddizioni stesse a essere piuttosto melliflue. Altrimenti non si spiegherebbe il livello di confusione che sono capaci di causare: degno, per l’appunto, di un picco glicemico. E tra i due è Veronica, malcapitata nel ruolo di narratrice, a faticare per conservare un granello di lucidità. Per sua sfortuna, Pierre Mureau non è l’unica persona incoerente della sua vita. C’è anche Serena, che sarebbe la sua migliore amica ma si comporta da arpia. Per non parlare di suo fratello, che nel momento del bisogno la spinge via. E poi sua madre, che ostenta forza anche quando la paura la tormenta.
Veronica, allora, agisce come una vera apprendista pasticcera e passa al setaccio tutti i controsensi che le complicano la vita. Le sue intenzioni sono inequivocabili: vuole eliminare ogni grumo e ottenere l’impasto perfetto per dei macarons a basso contenuto di zuccheri.
Sarebbe una ricetta facile da eseguire, se non fosse per la voce che continua a risuonarle nella testa:
«Oui, ma non lo pensi pas».

                                                 #piùpaspertutti

Estratto di
“Patisserie FranÇaise”

«Quanti macarons hai fatto nella tua vita?» domanda, osservandomi mentre sollevo una metà di biscotto e la studio: sono davvero molto belli, lucidissimi, regolari e con il bordino intorno.
Non ne ho fatti molti. Ovviamente ci ho provato e ammetto che erano venuti piuttosto carini e buoni per essere la prima volta, però sicuramente non erano come questi.
La risposta sarebbe “Non abbastanza”, ma mi mantengo vaga con un: «Non li ho contati…» Deglutisco e gli lancio un’occhiata inquieta: Mureau mi sta fissando in attesa che sia più sincera.
«Alcuni» butto lì con nonchalance.
Lui mi osserva ancora, mi soppesa, per alcuni secondi gli unici rumori del laboratorio sono il ticchettio del timer-gallina e il raschiare della sua frusta sul fondo della pentola. Alla fine sospira, più arreso che arrabbiato. «Non so pas perché ti chiedo le cose» spiega.
Continua a mescolare e fissarmi, e io mi sento una ragazzina in attesa della punizione dopo una marachella. La situazione rischia di diventare decisamente più “Cinquanta sfumature di grigio” del voluto.
Sollevo un indice e senza aspettare il suo permesso dico: «Quello di Eleonora è l’unico contratto che firmerò.»
«Eh?» ribatte con una smorfia.
Scuoto la testa invitandolo a lasciar correre e continuare.
«Bien, dicevo. Non mi fido pas a lasciarti la mia crema» spiega tornando al fulcro della situazione. «Quindi prendine uno e fammi vedere.»
Sbuffo, ma faccio come dice: prendo metà macaron giallo, poi osservo tre sac à poche già riempite di creme. Ho paura di prendere la crema alla vaniglia invece di quella al limone: ne farebbe un caso di stato.
Mureau continua a fissarmi.
«Potresti aiutarmi» gli faccio notare senza guardarlo.
«Quella alla tua sinistra» si arrende a spiegarmi, mentre alza gli occhi al cielo esasperato. «Bastava che le annusassi. Una bambina di sette anni sarebbe più sveglia di te.»
«Un giorno saremo amici. Quel giorno mi spiegherai il perché di tutta quest’aggressività» prevedo poi recupero la sac à poche che mi ha indicato e faccio per spremere.
«Pensi di riuscire a mettere lo stesso quantitativo di crema in ognuno» mi interrompe proprio quando sono pronta. Non è una domanda, né un’affermazione. Nel dubbio annuisco.
«Non ci credo pas.»
«Conto» cerco di tranquillizzarlo.
«Conti?»
«Sì, conto» gli lancio un’occhiata. «Uno, due, stop.»
«Non far durare troppo l’uno» mi avverte.
Lo fisso immobile, ancora con lo stesso, disperato quanto me, mezzo macaron in una mano e la sac à poche nell’altra. «Come fa a durare troppo “uno”? È uno.»
«Prova a fare un, due.»
Il mio inconscio osserva il livello di frustrazione salire su, e ancora più su, fino a toccare le stelle. È quasi poetico.
Mi volto per dargli le spalle e mettere fine a quest’insostenibile conversazione. Lo sento borbottare quella che ha tutta l’aria di essere un’imprecazione in francese.
Provo la sac à poche sul dorso della mano, giusto per rendermi conto di quanto sia fluida la crema e quanta ne esca, prima di avvicinare il beccuccio al biscotto. Farcisco come ritengo opportuno, infischiandomene di quello che ne pensa Mureau, poi recupero l’altra metà e compongo questo povero macaron, rimasto solo troppo a lungo.
Mi volto e gli sbatto contro, sorprendendolo praticamente addosso a me, in punta di piedi, nell’evidente tentativo di sbirciare quello che stavo e sto ancora facendo. Lo spingo via arrossendo.
«Sei infantile, Mureau» lo rimprovero.
«Come ti pare. Fa vedere.»
Glielo mostro.
Si china e lo osserva come se potesse dedurne la composizione molecolare da uno sguardo. «Mh» dice infine.
Io sorrido furba: è il “mh” numero uno, quello che significa può andare.
«Quanto hai contato?» mi chiede sollevando lo sguardo su di me.
Assottiglio lo sguardo. «Non te lo dico.»
Sbuffa.
Circa un’ora dopo tutti gli ottanta macarons hanno trovato la loro anima gemella e se ne stanno tranquilli a godersi la vita coniugale in una scatola verde, immersi nella carta velina rosa. Una confezione molto di classe.
Mi fermo a studiarli prima di mettere il coperchio e Mureau mi si affianca per fare lo stesso: siamo gomito a gomito, in contemplazione dei macarons.
«Molto meglio di quanto temessi» osserva.
Gli lancio un’occhiata divertita. «Puoi anche dirlo, che sono stata brava.»
Ride e ricambia il mio sguardo. «Vuoi davvero che li giudichi?» domanda a voce bassa.
Lo trovo imprevedibilmente intimo, soli a parlottare vicini, mentre intorno a noi ci sono dieci milioni di gradi. Forse è per questo che sento tanto caldo.
«Sarai spietato?» domando mimando timore. I miei dolcetti sono piccoli e sensibili, potrebbero non sopportare un giudizio troppo amaro.
Si sbilancia verso di me spingendomi delicatamente. «Proverò a non esserlo troppo» promette.
Mi mordicchio le labbra da un lato, mentre annuisco incerta.
Lui si china sul cofanetto con attenzione e li fissa uno per uno, mentre continua a battersi delicatamente la punta del naso con l’indice. Lo ammetto, è un tic da concentrazione adorabile.
«Questo» inizia indicandone uno. «Questo e questo sono più pieni degli altri.»
Ha appena detto che sono grassi?
«Anche questo e questo. Qui – prosegue indicandone tre vicini – hai spinto troppo quando li hai accoppiati e si sono rovinati...» Si sofferma su uno e lo giudica colpevole. «Questo è storto.»
Lo fisso serissima. «Lo hai fatto piangere» dichiaro.
«Una prova discreta» conclude con un sorriso.
«Nove su ottanta non puoi definirla solo discreta» mi lamento.
Si stringe nelle spalle. «L’ho appena fatto» dice tornando a guarnire crostatine.
Gli faccio la linguaccia quando non guarda.
«Ti ho vista» mi avverte. «Va’ a chiamare Eleonora e dille che è tutto pronto.»